Riaprono le discoteche ma non le università.

Perché le discoteche riaprono e le università no?

Twitter non è certo lo spirito del tempo. Ma andrebbe tenuto in conto, nel suo piccolo, se da stamattina nei trend topic c’è l’università. Si chiedono l’uomo della strada e anche moltissimi internauti: ma se si possono riaprire le discoteche perché non le università? Eh, perché? E’ troppo avere una risposta esaustiva dal Cts (non sia mai). Tanto meno dalla politica, che dipende in tutto e per tutto dal Cts. Tanto più inutile ricorrere al trito luogo comune che con la cultura non si mangia e invece con le discoteche sì (e con tante altre cose ancora, anche).

Gli studenti universitari, al pari dei bambini e di tutti i frequentanti scuole di ogni ordine e grado, sono stati lasciati soli, considerati marginali. Piegati sulla schiena dal lockdown e dallo studio stanno procedendo con gli esami nel disinteresse generale. Abbiamo provato a mettere in fila su questo sito le mille problematiche legate alle lezioni e agli esami a a distanza ricevendo una bonaria pacca sulla spalla dal ministro Manfredi. Che sembra darsi da fare, ma con eccessiva cautela. Non parliamo di Conte, che, finita la retorica dello stato d’eccezione, sembra occuparsi quasi esclusivamente del suo futuro politico. La ministra Azzolina è l’unica che ha provato a fare e dire qualcosa, in grande solitudine e attaccata da tutti, sottilmente anche dentro il governo, sbagliando certo ma tentando una strada.

La risposta, ahimè, c’è già nei libri di economia di secoli. Al di là della retorica, non c’è profitto. E quindi, si potrà ballare (ma i lenti no, per carità), ma se studiate non è un problema nostro e non chiameremo architetti (e nemmeno il buonsenso) per farci dire che forse un certo distanziamento negli atenei si potrebbe praticare senza danno per alcuno. In attesa delle periodiche lacrime di coccodrillo sui cervelli in fuga. C’è da chiedersi, ma quali?

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