Piacenza, Carabinieri si ispiravano a Gomorra per spacciare droga e commettere violenze ed estorsioni, arrestati. Uno dei carabinieri : “ Il negro picchiato un po’ da tutti “

Cc arrestati: Procura Militare Verona apre fascicolo ©

Dossier

a cura di Hellen Lusardi

Nella caserma Levante c’era anche un giovane militare che nei colloqui intercettati con il padre esprimeva «tutta la delusione per essere finito a lavorare in un ambiente in cui vengono costantemente calpestati i doveri delle forze dell’ordine»

Non tutti i carabinieri della caserma «Levante» di Piacenza erano «mele marce». C’era anche un giovane militare – come emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luca Milani – che non ha mai partecipato agli illeciti dei colleghi. Il maresciallo R.B. è descritto da due dei carabinieri arrestati come una persona «dall’atteggiamento solitario, che non fa gruppo». È l’ultimo arrivato alla caserma Levante , i colleghi «capeggiati» da Beppe Montella lo tengono ai margini. Il giovane spesso si confida con il padre (un carabiniere in pensione) a telefono e si lamenta dell’operato dei colleghi.

Ho fatto un’associazione a delinquere ragazzi (…) in poche parole abbiamo fatto una piramide (…) noi siamo irraggiungibili”. Sono alcune frasi, agli atti dell’ordinanza che ha portato all’arresto di alcuni carabinieri e al sequestro di una caserma a Piacenza, raccolte da un’intercettazione ambientale. “Abbiamo trovato un’altra persona – prosegue l’intercettazione – che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori e gli dice: ‘Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba vendi questa qua, altrimenti non lavori!’ e la roba gliela diamo noi!”.

“Faccio a fatica a definire questi soggetti come carabinieri, perché i loro sono stati comportamenti criminali. Non c’è stato nulla in quella caserma di lecito“. Sono le parole che il capo della Procura di Piacenza, Grazia Pradella, ha utilizzato nell’introdurre la lunga conferenza stampa circa l’indagine per droga, torture ed estorsione che questa mattina ha portatoall’arresto di sette carabinieri e alla chiusura e sequestro di una caserma dell’Arma in centro a Piacenza.

“Tutti gli illeciti più gravi sono stati commessi in piena epoca Covid e del lockdown, con disprezzo delle più elementari regole di cautela imposte dai decreti del Presidente del Consiglio. Mentre la città di Piacenza contava i tanti morti del coronavirus, questi carabinieri – afferma Pradella – approvvigionavano di droga gli spacciatori rimasti senza stupefacente a casa delle norme anti Covid”.

“Siamo di fronte a reati impressionanti se si pensa che sono stati commessi da militari dell’Arma dei carabinieri. Si tratta di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato. Una serie tale di atteggiamenti criminali che ci ha convinto a procedere anche al sequestro della caserma dei carabinieri per futuri accertamenti” ha aggiunto Pradella. Le accuse sono di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personali, peculato, abuso d’ufficio e falsità ideologica.

“Accuse gravissime rispetto a degli episodi inauditi e inqualificabili. Fatti inaccettabili, che rischiano di infangare l’immagine dell’Arma, che invece è composta da 110.000 uomini e donne che ogni giorno lavorano con altissimo senso delle Istituzioni al fianco dei cittadini. Sono loro il volto della legalità, a ciascuno di loro oggi esprimo la più profonda riconoscenza e vicinanza”. Lo afferma il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. “Da subito sia l’Arma dei Carabinieri che il Ministero della Difesa hanno dato la massima disponibilità a collaborare con la magistratura affinché si faccia completa luce sulla vicenda – aggiunge Guerini – Il Comandante Nistri mi ha confermato di aver immediatamente assunto tutti i provvedimenti possibili e consentiti dalla normativa vigente nei confronti del personale coinvolto”.

Il comando generale dell’Arma dei Carabinieri ha disposto “l’immediata sospensione dall’impiego” per i militari coinvolti nell’inchiesta. Il comando generale, sottolinea una nota dell’Arma, ha contestualmente disposto la “valutazione amministrativa dei fatti per adottare, con urgenza, rigorosi provvedimenti disciplinari a loro carico”.

“Ieri mi sono fatto male… ho preso un piccolo strappo… perché ho corso dietro a un negro”. Così Giuseppe Montella, uno dei carabinieri arrestati a Piacenza nell’ambito dell’inchiesta Odysseus, raccontava le sue ‘gesta’ al figlio undicenne, che poi gli chiedeva: “L’hai preso poi? Gliele avete date? Chi eravate? Chi l’ha picchiato?”. “Eh, un pò tutti”, è la risposta dell’appuntato che, come per vantarsi, precisa che anche i suoi colleghi avevano picchiato lo straniero.

La Procura Militare di Verona ha aperto un fascicolo d’indagine sugli abusi contestati al gruppo di sei Carabinieri in servizio presso la Caserma Levante di Piacenza.  

Dalle 75mila conversazioni telefoniche, ambientali, messaggi che i carabinieri coinvolti nell’indagine della Guardia di Finanza di Piacenza e coordinata dalla procura, finiti agli atti, emergono particolari che raccontano il loro modo di operare: come “un’associazione a delinquere”, per usare una delle loro auto-definizioni. Uno dei carabinieri arrestati, in una conversazione captata in auto, ha parlato del concetto di “piramide”, utilizzata per i loro affari: “In poche parole abbiamo fatto una piramide: sopra ci stiamo io, tu e lui… ok? Noi non ci possono… noi siamo irraggiungibili”. 

“Al momento si tratta di atti relativi al fatto”, ha riferito il procuratore Militare, Stanislao Saeli, il quale ha aggiunto di aver “proceduto sulla base dei provvedimenti cautelari emessi dalla Procura della Repubblica di Piacenza, da cui sembrano già emergere estremi di reati militari. Agiamo in perfetta sintonia con i colleghi della Magistratura ordinaria per ottimizzare le attività di indagine”.

La Procura militare di Verona ha competenza sui reati militari commessi nelle regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna. Si svolgeranno a partire da domani gli interrogatori di garanzia dei sei carabinieri arrestati a Piacenza per i gravi reati e abusi commessi all’interno della caserma Levante che è stata posta sotto sequestro. I militari al momento sono in carcere a Piacenza, ma non è escluso che nei prossimi giorni possono essere trasferiti in altre strutture di detenzione.

Intanto arriva l’appello del garante dei detenuti: Serve “una riflessione approfondita, che coinvolga anche il personale delle forze dell’ordine, sulle possibili azioni per la prevenzione del rischio di trattamenti disumani e degradanti”, dice Marcello Marighelli, garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, dopo i casi dei carabinieri arrestati di Piacenza, accusati anche del reato di tortura. “Viene delineato un quadro – dice – che, se confermato, mostrerebbe una realtà allarmante per la violazione di diritti fondamentali delle persone affidate alla responsabilità dello Stato. Gli eventuali maltrattamenti, quando trovano conferme in un processo, sono altamente nocivi, non solo nei confronti delle persone colpite, ma anche nei confronti di tutto il personale delle forze dell’ordine che opera nel rispetto della legalità con professionalità e dedizione al proprio lavoro”. 

Un fatto enorme e gravissimo che ricorda la vicenda di mio fratello Stefano“. Così Ilaria Cucchi commenta l’indagine della Procura di Piacenza che coinvolge alcuni carabinieri accusati, tra l’altro, di traffico di droga, estorsioni e tortura. “Bisogna andare fino in fondo – ha aggiunto Cucchi – non si facciano sconti a nessuno come hanno dimostrato magistrati coraggiosi nell’indagine sulla morte di Stefano.Basta parlare di singole mele marce, i casi stanno diventando troppi. Il problema è nel sistema: mi vengono in mente i tanti carabinieri del nostro processo che vengono a testimoniare contro i loro superiori e mi chiedo con quale spirito lo facciano quando poi spuntano comunicati dell’Arma subito dopo la testimonianza come nel caso del loro collega Casamassima”, conclude Ilaria Cucchi.

Una stazione mobile, formata da due mezzi, con otto carabinieri e un nuovo comandante, è operativa da questa mattina a Piacenza. Il furgone dei carabinieri è in via Caccialupo, proprio davanti alla stazione che ieri è stata sequestrata, su richiesta della procura della città, dopo l’arresto dei sei carabinieri che ne facevano parte. L’obiettivo del Comando generale dell’Arma è continuare a garantire la funzionalità del presidio al servizio della collettività e per la tutela della legalità. A sole 24 ore dall’inchiesta che a Piacenza ha portato all’arresto per gravi reati dei carabinieri della stazione Levante, e alla sospensione immediata in quanto indagato dell’ufficiale comandante della Compagnia della città emiliana, il comando generale dei carabinieri ha subito nominato il suo sostituto. Si tratta del capitano Giancarmine Carusone, 34enne originario di Caserta, e che proviene dal comando di una Compagnia in provincia di Messina

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