Rania di Giordania compie 50 anni, icona di stile e modernità

Salita al trono per caso, oggi Rania di Giordania è una figura di riferimento per le donne del suo Paese, anche se in molti non le risparmiano critiche. Al passo con i tempi, considerata icone di stile, potente, parla una lingua universale, anche via social

Compie 50 anni il 31 agosto, Rania di Giordania, moglie di re Abdallah II, ed entra a far parte di quel piccolo ma notevole esercito di famose nate tra la fine dei anni Sessanta e i primi del decennio successivo a cui gli anta hanno regalato più sicurezze e carisma. E, dato il ruolo, per Rania è indubbiamente un vantaggio.

Ne è passato di tempo da quando, emozionata e un po’ impacciata, diceva «sì» all’allora principe Abdallah, il 10 giugno 1993, a Palazzo Zahran. Si erano conosciuti pochi mesi prima a una festa, per lui fu colpo di fulmine, per lei no.

La vita della futura regina, a quei tempi, si prospettava molto diversa da quella di oggi. Origini palestinesi, nata in Kuwait, Rania si era da poco trasferita ad Amman e dopo la laurea in Gestione di Impresa all’Università Americana del Cairo aveva iniziato a lavorare alla Apple.

L’incontro con Abdallah, però, non è stato il primo scherzo che la vita le ha riservato. Abdallah, infatti, non era destinato al trono. Sarebbe spettato ad Hasan, fratello di re Hussein, ma nel 1999, appena due settimane prima della sua morte, Hussein ritenne Abdallah più idoneo, cambiando la Costituzione e diseredando il fratello. Così, a soli 29 anni, Rania divenne la più giovane regina del mondo.

Compito non semplice, considerando le contraddizioni di un Paese sospeso tra passato e presente, ma Rania è stata all’altezza del ruolo. Paladina dei diritti delle donne musulmane, sempre in prima linea, è riuscita a ritagliarsi un ruolo su misura, facendosi portavoce di un mondo spesso rimasto sommerso, tanto che nel 2006 Time la inserì tra le cento donne più influenti del Pianeta. A quel tempo aveva appena iniziato a farsi notare, diventando modello e punto di riferimento di una nuova generazione di donne giordane. Quando al momento dell’incoronazione Abdallah II disse che insieme alla moglie avrebbe «traghettato il Paese nella modernità» in molti pensarono a una frase di circostanza, ma i fatti avrebbero dato ragione a quelle parole, nonostante le molte opposizioni, non tanto religiose (Rania ha sempre insistito sul fatto che l’Islam professa il rispetto) quanto culturali.

A darle una mano, oltre all’appartenere, insieme al marito, a una nuova generazione rispetto a quella che aveva segnato gli anni di regno del suocero Hassan, un’immagine al passo con i tempi, in cui molte coetanee si sono potute riconoscere. Sempre alla moda, negli anni è diventata un’icona di fascino e stile, e da quando è arrivata sui social ha aperto le porte di casa al mondo, iniziando a raccontarsi anche in modo più privato. Le foto con i quattro figli, Hussein, 26 anni, erede al trono, Salma, 24, Iman, 20 e Hashem, 15, le dediche d’amore al marito, con cui non sempre tutto è stato rose e fiori (nel 2006 si fecero insistenti le voci di un imminente divorzio, anche se per molti erano gossip costruiti ad arte dagli integralisti per colpire lei, troppo moderna, in ogni caso una situazione non facile, ndr), il dietro le quinte delle sue iniziative benefiche, gli ideali.

Non mancano le critiche, fanno parte del pacchetto. Nel 2017, ad esempio, la Queen Rania Teacher Training Academy, scuola da lei fondata per la formazione degli insegnanti e finanziata dal governo, è finita nell’occhio del ciclone durante le proteste dei docenti per l’ottenimento di migliori condizioni lavorative e uno stipendio più adeguato. Dura la risposta della regina, pacata sì, ma forte: «Nessuna istituzione no profit può intraprendere un progetto di tale portata senza il supporto governativo e il consenso nazionale», scrisse all’epoca sui suoi canali social, certa che molte calunnie indirizzate a lei fossero un modo per indebolire il potere della monarchia e di Abdallah.

Rania va avanti per la sua strada, certa di aver imboccato quella giusta. L’istruzione sempre al primo posto. E la Giordania, almeno in parte, è al suo fianco, di certo quella femminile. Il resto sarà la storia a dirlo.

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