I 45 anni di Jeeg Robot d’acciaio, icona simbolo dei cartoni giapponesi

Il 5 ottobre del 1975 andava in onda in Giappone il primo episodio della serie tv creata da Go Nagai, che in Italia sarebbe arrivata solo quattro anni più tardi

Compie 45 anni Jeeg Robot d’acciaio. Creato da Go Nagai, autore anche di Mazinga Z, Grande Mazinga e Goldrake, Jeeg rimane un “unicum” nell’universo robotico dell’autore giapponese, non avendo con gli altri robot alcun contatto. La serie tv ha debuttato in Giappone il 5 ottobre del 1975, mentre in Italia è arrivata soltanto nel 1979, dopo l’esplosione da noi della popolarità di Goldrake.

I 45 anni di “Jeeg Robot d’acciaio”: ecco tutti i buoni e i cattivi della serie

I 45 anni di "Jeeg Robot d'acciaio": ecco tutti i buoni e i cattivi della serie

Tratta dall’omonimo manga pubblicato a partire dall’aprile 1975, “Jeeg Robot d’acciaio” è una delle serie robotiche più amate dalla generazione degli anni 70. Un personaggio entrato a tal punto nell’immaginario collettivo da ispirare il titolo di un film di Gabriele Mainetti diventato un cult come “Lo chiamavano Jeeg Robot“. Ma questa è un’altra storia. Il cartone di Jeeg è diventato un classico perché caratterizzato dalla presenza di una serie di personaggi a loro modo mitici, tanto sul fronte dei buoni che su quello dei cattivi. Ed è riuscito ad arrivare fino ai giorni nostri grazie a recenti pubblicazioni dell’intera serie in dvd e in blu ray.

Senza considerare il fatto che Jeeg è uno spartiacque rivoluzionario nel mondo dei cartoni di genere mecha (ovvero con protagonisti robot giganteschi). Infatti per la prima volta la macchina non viene pilotata da un uomo o da un ragazzo,, come accadeva in Mazinga o Goldrake, ma è l’uomo che si fa macchina esso stesso. Il protagonista Hiroshi Shiba, giovane pilota di automobilismo e appassionato di moto, si trasforma infatti in Jeeg, un guerriero in grado di diventare poi la testa di un robot gigante componibile. Tutto questo avviene grazie all’ingegno di suo padre, il professor Shiba, e all’aiuto del professor Dairi, direttore della base antiatomica, e di Miwa, amica di Hiroshi e pilota del Big Shooter, una navicella il cui compito è quello di lanciare i componenti che completano il Jeeg.. Anche la figura del professor Shiba fa di Jeeg un cartone rivoluzionario: infatti il professore, ucciso nella prima puntata, trasferisce tutto il suo sapere e la sua coscienza all’interno di un computer, continuando così a interagire con Hiroshi. Si tratta qui del primo caso di “mind uploading” in un cartone animato.

I NEMICI – Jeeg deve fronteggiare il ritorno di un antico popolo, quello del regno Yamatai, che risvegliatosi dopo secoli di ibernazione nella roccia, vuole conquistare il mondo (ovviamente a partire dal Giappone) guidato dalla regina Himika. E qui entra in gioco un altro fattore decisivo nel successo di Jeeg: i villain. Come in altre opere di Go Nagai i nemici sono infatti una parte preponderante della storia, mai tagliati con l’accetta in maniera manichea, ma sempre pronti a sorprendere e addirittura a conquistare l’affetto degli spettatori, con slanci di lealtà o barlumi di umanità che affiorano nella malvagità generale. Così si distinguono oltre a Himika, i suoi ministri IkimaMimashi Amaso. Ma non solo loro visto che, come altre volte nelle opere del mangaka giapponese, la storia ha un’evoluzione che porta a un ribaltamento anche nel campo nemico. A circa metà serie, con un vero e proprio colpo di Stato, Himika viene esautorata dall’Imperatore del Drago, al cui fianco c’è il generale Flora. Un cambio di scenario non indolore, con tanto di appassionanti rivolte al centro della terra. 

UNA DRAMMATURGIA COMPLESSA – La serie è caratterizzata anche dalla presenza di una moltitudine di registri che la rendono sfaccettata e avvincente per più motivi. Non c’è solo l’avventura e la tensione delle scene di battaglia classiche tra robottoni: C’è la parte comica, costruita sui personaggi di Don Pancho, che invidiosi di Hiroshi costruiscono il Mechadon e il Mechadon 2, un buffo e parodistico robot che si pone come rivale di Jeeg con esiti disastrosi, ma che sarà però in grado di avere il proprio riscatto e darà il suo contributo nella battaglia per salvare la terra. C’è poi l’amicizia, quella che lega Miwa a Hiroshi; c’è l’amore, quello di Flora, nemica/innamorata di Hiroshi, che riesce a redimersi proprio grazie al suo sentimento. E ci sono anche i momenti di crisi che prendono il protagonista, non un eroe a 360°, ma un personaggio complesso    

IL “MISTERO” DELLA SIGLA Come spesso nel caso dei cartoni giapponesi degli anni 70, la sigla è stata un fattore importante nella popolarità del titolo. Considerata una delle più belle di sempre, è un’italianizzazione della sigla originale giapponese. Riguardo al suo interprete per anni è circolata la leggenda metropolitana che questi fosse Piero Pelù. In realtà la voce è quella di Roberto Fogu, in arte Fogus. Curioso per altro il fatto che la sigla ufficiale non uscì inizialmente in 45 giri dal momento che, essendo la serie passata dalle tv private e non dalla Rai, si dubitava della possibiltà di un reale successo. E così arrivò prima nei negozi una cover del brano, realizzata dai Superobots.

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