Billie Eilish, “The World’s A Little Blurry” il film

febbraio 2021 di K.H.

Il rapporto difficile con l’immagine di sé e il cibo. Il successo travolgente. Alla vigilia dell’uscita del film sulla sua vita, Billie Eilish racconta com’è essere una celebrità globale a 19 anni

Il documentario su Billie Eilish svela i retroscena della vita amorosa della cantante

E’ uscito il documentario The World’s a Little Blurry, tutto dedicato alla figura di Billie Eilish. Comprensibilmente, come deve fare ogni buon documentario, il film svela aneddoti e segreti finora tenuti nascosti al pubblico, specie dato che si tratta di una delle figure più celebri della scena musicale mondiale.

Ebbene, chi si è sempre interessato del gossip attorno alla Eilish ora andrà in brodo di giuggiole: le immagini svelano infatti l’esistenza di un fidanzato “segreto” della ragazza. Trattasi del rapper 7:AMP, da lei soprannonimato Q, con il quale Billie avrebbe intrattenuto una relazione tra la fine del ’18 e l’estate del ’19.

Eccola qualche anno dopo, a cantare in un talent show. L’ho ascoltata nelle sue esibizioni alla Convention nazionale democratica, agli Oscar, ai Grammy, al Coachella, al Saturday Night Live e in Carpool Karaoke con James Corden. Nei quattro anni trascorsi come un lampo da quando ha firmato con la Interscope Records, è diventata una celebrità da capogiro: il suo tour di 49 tappe, Where Do We Go?, appena iniziato lo scorso marzo e che sarebbe proseguito fino a settembre se non fosse stato per la pandemia, è andato sold out in pochi giorni. A ottobre, il video per il brano Bad Guy raggiunge un miliardo di visualizzazioni; un paio di settimane dopo Therefore I Am è visualizzato ben 12 milioni di volte in sole 24 ore. Tutto ciò a 19 anni. E dopo questo condizionamento, è elettrizzante vedere Eilish apparire su Zoom. Sta andando verso casa, dove vive con la famiglia nel quartiere di Highland Park, a Los Angeles.

Indossa una maglietta nera oversize. Ha abbracciato lo street style che nasconde il corpo. Con le sue belle sopracciglia folte, il nasino all’insù, gli occhi grandi con le palpebre a mezz’asta, non sembra distante da una giovane Marilyn Monroe, anche se con chioma bicolore, l’intenso nero corvino delle punte e le radici color verde fluo. Il broncio con cui appare nelle foto sembra nascondere rabbia, malumore. I suoi video musicali sono inondati da liquidi neri che sgorgano dagli occhi come lacrime, petrolio, segni di bruciature, tarantole.C’è una sorta di estremismo adolescenziale in lei. «Billie è testimone di un momento unico della storia», afferma R.J. Cutler, che ha diretto il documentario uscito su Apple Tv+ Billie Eilish: The World’s a Little Blurry, girato dal 2018 all’inizio del 2020. Eilish è stata da subito entusiasta all’idea del film. «Ho sempre amato le videocamere», ricorda, «mi piace essere ripresa e guardare video di me stessa, fin da quando ero piccola. A dieci anni dicevo: Mamma, posso guardare i miei video?». «Nella nostra vita e nella nostra mente creativa», dice di se stessa e di Finneas, «siamo semplicemente i migliori di tutti i tempi».

Aveva 16 anni quando registrò When We All Fall Asleep, «la mia condizione mentale non era ottimale». Da allora si è fatta seguire da un analista. Ora è più stabile. Anche senza il documentario, alcuni aneddoti sul passato di Eilish sono così ben documentati da raggiungere la mitizzazione. Tra questi, il fatto che i genitori abbiano istruito da casa sia lei sia Finneas: il padre si era lasciato ispirare dai fratelli Hanson, che con l’istruzione a domicilio avevano potuto assecondare la loro creatività e scrivere MmmBop. Che Finneas ed Eilish abbiano registrato Ocean Eyes per una lezione di danza, e quando la avevano caricata su SoundCloud, nel novembre 2015, era diventata subito virale dall’oggi al domani. Che un infortunio abbia messo la parola fine ai sogni di ballerina di Billie. Infine, che nel 2016, l’allora venticinquenne Justin Lubliner l’abbia ingaggiata per un contratto con la Interscope Records

Il suo fascino trascende le generazioni: dello stuolo di ammiratori fanno parte Alicia Keys, Julia Roberts, Dave Grohl. «È molto diretta e spontanea», dice suo padre Patrick O’Connell. Le espressioni sui volti dei fan di Eilish mentre la fissano sul palco e piangono sono così viscerali. «Questa specie di devozione», dice Eilish, «ti fa diventare un po’ pazza. Ho vissuto situazioni stranissime: persone che mi baciano, mi prendono in braccio, mi fanno girare». Durante gli incontri con i fan, quando ancora si potevano fare, i membri del suo staff informavano i ragazzini su come comportarsi. «È importante mettere dei limiti e anche avere persone intorno a te in grado di aiutarti in una situazione del genere. Non vorrei mai dover respingere qualcuno che mi sta mostrando affetto, nemmeno se si tratta di una forma di affetto un po’ folle». Le sue ossessioni musicali sono ben note, in particolare l’infatuazione per Justin Bieber, tanto che sua madre aveva anche pensato di portarla dallo psicologo. Si sono incontrati per la prima volta nell’aprile 2019 al Coachella. Eilish è rimasta senza parole di fronte a lui per 30 lunghissimi secondi, prima di lanciarsi tra le sue braccia. Tre mesi dopo, Bieber ha registrato una strofa per un remix di Bad Guy («Mi sento protettivo nei suoi confronti», ha detto commosso l’ex baby star. «Non voglio che debba affrontare quello che ho passato io»). Se da un lato le teenager riescono a incanalare rabbia e ribellione nei testi folli di Eilish, il genitore preoccupato può trarre conforto dal fatto che Eilish sia astemia. A 15 anni una sua amica è finita in rehab per un’overdose, altre a lei vicine sono morte. Il pensiero di «seppellire» gli amici «morti per cause non accidentali» è un tema ricorrente nella sua musica. Dopo un’infinità di canzoni dedicate alla dipendenza dall’alcol, arriva Xanny di Eilish che parla di quanto sia triste essere circondati da persone che non riescono a non ubriacarsi o drogarsi. «All’inizio della mia adolescenza, tutti i miei amici bevevano, fumavano e facevano uso di droghe, e penso che proprio grazie alla mia personalità – sono una persona molto volitiva – provavo un certo senso di superiorità». Oggi, dice, non è preoccupata: del resto, il problema non si presenta più. «Non vado alle feste e…», prosegue, «proprio perché sono io, non posso davvero andare… da nessuna parte». Devo aver fatto un’espressione compassionevole, perché lei segue con un «Ma va bene lo stesso!», come per rassicurarmi.

Nel mondo dello spettacolo non mancano le baby star create dai loro genitori manager – Britney Spears, Beyoncé, Lindsay Lohan – le cui relazioni nel tempo seguono traiettorie spesso discendenti. Baird e O’Connell sono attori con alle spalle una discreta carriera. Baird, che è stata l’insegnante dei due ragazzi, fa ogni tanto da manager alla figlia – ma è più una mamma da tournée –, mentre O’Connell, che ha lavorato come operaio edile, ha iniziato a dedicarsi come tuttofare agli spettacoli dei figli; ora è il tecnico delle luci. E nello stesso tempo è difficile immaginare una rivalità tra i due fratelli. Finneas ha una sua carriera musicale in piena regola, nel 2019 ha pubblicato un ep da solista e produce canzoni per Selena Gomez e Camila Cabello. Nonostante il successo di Eilish sia in crescita esponenziale, passando dagli autobus e dai motel dei primi tour alle arene, ai voli in prima classe e alla supersquadra di sicurezza di oggi, a livello musicale sono rimaste le radici fai-da-te: Eilish e Finneas registrano ancora tutte le canzoni da soli, il più delle volte nella camera da letto di Finneas. Nel 2019, quando la produttrice di James Bond Barbara Broccoli ha chiesto a Eilish e Finneas di lavorare alla colonna sonora di No Time to Die, loro l’hanno scritta per strada e sul loro tour bus. La mattina dopo il diciottesimo compleanno di Eilish sono volati a Londra e hanno registrato No Time to Die. La canzone ha ottenuto una nomination ai Grammy di quest’anno. Su Google troviamo pochissime paparazzate di lei, una delle cantanti più famose al mondo, e questo perché è brava a non farsi trovare. Non mangia fuori e non bazzica più nei locali dove in passato lavorava. Qualche settimana prima del nostro incontro, un paparazzo è riuscito a rubarle uno scatto. Indossava canotta e calzoncini, e l’immagine ha generato una serie di commenti, sia positivi (mette in evidenza le forme!) sia denigratori. «Penso che le persone a me vicine fossero più preoccupate di me, perché il motivo per cui mi tagliavo era il mio corpo. A dirla tutta, ho iniziato a indossare abiti larghi proprio per nasconderlo», confessa. «Sono contenta che questo sia accaduto oggi, e non tre anni fa, quando ero nel pieno di un pessimo rapporto con il mio corpo. O cinque anni fa, quando non mangiavo. Soffrivo volontariamente la fame. Ricordo che prendevo una pillola che avrebbe dovuto farmi perdere peso e che invece mi faceva solo fare la pipì a letto, a 12 anni. È semplicemente pazzesco. Non riesco nemmeno a pensare come io… Beh, pensavo di essere l’unica a provare rigetto per il mio corpo, ma vedo che anche Internet lo detesta… fantastico». Presumo che Internet possa odiare il corpo di tutte. «Internet odia le donne», sentenzia lei. «Sono seduta e sto facendo un pisolino con questo brutto cagnolino», dice all’inizio del nostro secondo Zoom. Sposta il telefono in modo che io possa vedere Shark, il suo cucciolo di pitbull. Durante la pandemia, ha scoperto l’ebbrezza degli acquisti online. «Non so quanto costano le cose perché non sono mai stata adulta prima d’ora», dice. «E poi, sono cresciuta senza soldi».

Ha fatto poi il suo ingresso nel mondo adulto come artista che colleziona dischi di platino e fa sold out nelle areneWhen We All Fall AsleepWhere Do We Go? ha totalizzato 3,9 milioni di vendite. «Mi trovo in una situazione davvero strana. Mi sento un po’ stupida perché, per esempio, non so quanto costano i cereali Froot Loops. Ho provato a ordinarne una scatola e ho pensato: Oh sì, va bene il prezzo, sono 35 dollari. Non sapevo che fosse tantissimo per dei cereali». Inarca le sopracciglia. «Ne ho ordinate 70 scatole». Ha finito di guardare The Office per la quindicesima volta: «Il mio cervello non sa mai starsene in pace, a meno che non ci sia qualcosa che lo distragga. La serie mi allontana dai miei pensieri. E mi piace il fatto che sia dannatamente realistica. Parla della vita della gente normale». Otto mesi dopo l’inizio della pandemia, Finneas ed Eilish riescono in un’impresa che pochi hanno tentato: esibirsi dal vivo per migliaia di fan a Los Angeles. L’allestimento dello show è molto semplice: Finneas alle tastiere, Eilish al microfono e Andrew Marshall alla batteria. Poi entra in gioco la realtà virtuale. Con la hit di apertura, Bury a Friend, l’ombra di Eilish si allunga spaventosamente sullo sfondo apparendo con le sembianze di un terrificante spauracchio in stile Tim Burton. Un ragno gigante in 3D attraversa la parete. E poi, appare una foresta; uno squalo la divora; lei e suo fratello volano verso il cielo sulla cima di un altissimo pilastro, circondati dalla luna e dalle stelle. Da ragazzina, Eilish guardava e riguardava i video dei concerti dei suoi rapper preferiti. «Li invidiavo perché potevano togliersi la camicia, perché sono uomini, corrono e saltano su e giù dal palco e la folla li segue… Sono sporchi e sudati ma non gliene importa niente!».

Durante le esibizioni, l’esuberante grinta di Eilish le ha anche portato uno stiramento al flessore dell’anca, periostite e caviglie slogate. La sua professione è stata però un training proficuo per la mente. Eilish soffre di un disturbo di elaborazione uditiva, e le è stata diagnosticata la sindrome di Tourette in concomitanza con il successo di Ocean Eyes. La scelta di trasmettere il concerto in streaming dieci giorni prima delle elezioni presidenziali non è stata per nulla casuale. Durante All the Good Girls Go to Hell, con la sua celebre frase «bruciano le colline in California», si sono alternate sullo sfondo scene di disastri ambientali: una minaccia concreta secondo Eilish. «Andate a votare, per amor del cielo!», diceva alla fine dello show. «Penso che sia umano preoccuparsi, e proprio non riesco a capire perché la gente non si preoccupi», dice. «Voglio avere dei figli e voglio che abbiano a loro volta dei figli. Tipo, io non…», si interrompe e, sconsolata, esclama: «Stiamo per morire». (La sua amata Dodge Challenger nero opaco, un regalo della sua casa discografica, è «davvero un problema», dice. Vorrebbe che tutte le auto fossero elettriche. Quest’anno prenderà una Tesla). Baird, che è cresciuta «in Colorado da famiglia democratica in uno Stato e in una regione prettamente repubblicani» (un fratello è diventato membro del Congresso), dice che la politica è sempre stata importante nella famiglia O’Connell-Baird-Finneas-Eilish. In vista delle elezioni, Eilish ha ricevuto un tweet dal presidente Biden: «Dirò solo quello che ha detto @billieeilish: votate come se la vostra vita dipendesse da questo». L’amministrazione Trump ha indicato il suo nome come esempio di artista da non ingaggiare per una campagna sul coronavirus. «E ne sono stata davvero orgogliosa», dice. «Moltissimi amici mi hanno mandato messaggi scrivendomi: siamo così orgogliosi di te! Trump ha paura di te! E io pensavo, dannazione, è proprio vero». «Ci sono ancora un milione di cose che dobbiamo migliorare», riflette, «ma già tirare fuori quel pezzo di merda dalla Casa Bianca è la cosa migliore che potesse capitarci». Mentre attraversa l’ultimo anno dell’adolescenza, l’uscita di The World’s a Little Blurry sta per mettere in mostra aspetti della sua vita che non pensava di condividere, inclusi i dettagli intimi di una liaison romantica. «Quella è stata una parte importante della mia vita», dice. «E nessuno lo sapeva. E questa cosa così grande stava prendendo il totale controllo della mia vita». Quando le chiedo se abbia una relazione in questo momento, mi risponde con un diretto: «No, cara». Per un istante indugia. «Apprezzo ogni giorno il fatto di essere single, ma sono anche un tipo che non rifiuta i legami. Sarebbe bello avere qualcuno, ma non è così». Quando Eilish ha finalmente guardato un primo montaggio del documentario, ha avuto difficoltà ad affrontarlo. «Riprende davvero la mia vita, ed è stato piuttosto brutale da rivivere». Ma questa esperienza alla fine si è rivelata gratificante. «Ho attraversato un vero inferno in certi periodi della mia vita e non pensavo che qualcuno potesse vederlo», confessa. «Il fatto che ne abbiano prodotto un film e che voi possiate vedere le mie emozioni…. È come se… non posso fare a meno di pensare all’ultimo episodio di The Office quando Erin dice: “Come hai fatto? Come hai fatto a capire come ci sentivamo davvero e cosa stavamo facendo? Come hai fatto?”. Guardavo quell’episodio e pensavo, sarebbe fantastico se qualcuno lo facesse, per farmi rivedere quelle parti della mia vita da una prospettiva diversa. E così l’ho fatto!».

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